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LA CASA DOPO IL CORONAVIRUS

LA CASA DOPO IL CORONAVIRUS

LA CASA DOPO IL CORONAVIRUS

Ciao, come state? Una domanda quantomai attuale. Ma sopratutto, come state a casa vostra?

Il Covid-19, purtroppo, sta cambiando anche i nostri concetti di casa, ora tutti chiedono il giardino, il balcone o la stanza per lo “smart working”, cambia il mercato e quindi dobbiamo reinventarci trovando nuove soluzioni che soddisfino le nostre nuove esigenze e poter finalmente risolvere alcuni aspetti critici dei propri spazi domestici. La situazione di chiusura forzata dovuta al Coronavirus sta avendo un ruolo determinante, non solo sulle nostre vite, ma anche su quella che è la nostra casa e su quella che sarà la casa del futuro.

Ecco quindi una riflessione su come il nostro concetto di casa sta evolvendo e continuerà a farlo fino a diventare effettivamente la casa del futuro.

 

Chi abita la città vorrebbe stare in campagna, adesso per esempio è forte il desiderio di un giardino, di un piccolo orto e quindi stare fuori.

E’ verissimo, forse solo adesso molte persone hanno capito che il verde è un tema importante, molti hanno approfittato della quarantena a casa per abbellire il proprio terrazzo e i balconi. Dobbiamo valutare una “rivincita del giardino” al cospetto di una vecchia idea di avere una casa con molte stanze, più grande a discapito di questi spazi. Fino a poco tempo fa tanti clienti non sentivano l'esigenza di una casa con il giardino perché non avevano tempo per curarlo, di tagliare l'erba o per il semplice motivo che non lo avrebbero usato quanto avrebbero voluto. Gli appartamenti con il giardino, infatti, erano quelli che venivano venduti con più difficoltà.

 

E quindi? Ci trasferiremo tutti in campagna?

Ora tutto è cambiato, la richiesta attuale è quella non solo di avere spazi nei quali poter uscire e respirare all’aria aperta ma l’esigenza di un resede, uno spazio comune che faccia parte della casa e possa essere condiviso con i vicini, una sorta di ritorno alle corti degli anni '70, dove ci si ritrovava per parlare del più e del meno dopo una lunga giornata di lavoro. La tendenza che fino al 2019 portava a concentrarsi nelle grandi città potrebbe subire una decisa inversione!! Molto probabilmente, dopo il Coronavirus, il concetto di distanziamento sociale porterà anche ad un distanziamento urbano.

 

Gli spazi sono tutti da ripensare?

Il lockdown ci ha insegnato che dobbiamo portare tutto all’esterno. Questo concetto vale per le abitazioni, certo, ma vale anche per esempio per tutti quei piccoli negozi, bar e ristoranti che dovranno valutare il problema dello spazio chiuso, dei percorsi dedicati all’interno, delle aree riservate e dello spazio pubblico. Le amministrazioni comunali, fortunatamente, hanno facilitato l’utilizzo di spazi esterni e dei dehors, togliendo la tassa di occupazione del suolo pubblico. Un piccolo gesto che però è risultato vincente.

 

Cambierà il nostro modo di abitare, dopo?

Sicuramente l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ci porterà ad amare di più e a prenderci più cura dei nostri spazi domestici. La casa è oggi l’unico luogo in grado di proteggerci, non dobbiamo vederla come una prigione! Nonostante l’arredo del nostro spazio domestico sia rimasto lo stesso - per il momento - abbiamo cambiato il modo di viverlo. Dovremo puntare sugli spazi intermedi dei quali ora non possiamo più fare a meno: cortili, corti, logge, giardini e terrazze condominiali, balconi. Sono finestre sulla città, veri e propri filtri tra interno ed esterno. Una delle cause di frustrazione maggiore, è sicuramente la mancanza di una zona adibita allo smart working. Chi è obbligato a lavorare da casa, ha bisogno dei suoi spazi, di una stanza apposita dove poter concetrare le ore dedicate al lavoro; non si può pretendere di lavorare serenamente sul tavolo della cucina mentre i bambini sono intenti alle loro videolezioni, c’è chi deve dividere lo stesso tavolo anche con il coniuge occupato in riunioni di lavoro con clienti, o più banalmente con il capo e i colleghi. 

 

Facciamo un esempio pratico, come organizzare la casa del futuro?

L’anno zero delle casa è considerare che non ci sarà mai più solo lo spazio dormitorio; dobbiamo considerare il lavoro, lo studio, l'e-commerce, la palestra. Camere da letto che, in certi orari, possano trasformarsi in uffici o luoghi d’istruzione a distanza, soggiorni in palestre, cucine in punti d’incontro virtuale e luoghi di approvvigionamento a distanza. Una nuova architettura modulare e modulabile per ingrandire o ridurre uno spazio con tecnologie leggere, facilmente montabili e smontabili. Un’abitazione aperta e flessibile consente di destinare lo spazio ad usi completamente differenti e anche contemporanei in uno stesso ambiente. Occorrerà, inoltre, inserire degli spazi comuni all'interno degli edifici condominiali con servizi al piano terra, stanze adibite allo smart working e all'apprendimento per le famiglie e per i giovani.

 

Le abitazione non avranno più l’ossessione dell’open space e dell’aria centralizzata.

Secondo uno studio portato avanti da un virologo statunitense del National Institute of Health, in una stanza con temperature intorno ai 21°C e con un tasso di umidità relativa del 40%, il Coronavirus reiste tre ore nell'aria. Uno degli obiettivi dei nuovi edifici, quindi, dovrà essere quello della qualità dell'aria che respiriamo e quella dei materiali che ci circondano. Dovremo iniziare a rilanciare i principi della progettazione bioclimatica, anche attraverso l'utilizzo della ventilazione naturale, la purificazione ed il trattamento dell'aria con sistemi sostenibili ed efficaci. La salute, il nostro vivere quotidiano.

 

La casa, che fino ado oggi veniva vista come camera da letto e cucina, dovrà essere rivista attraverso un nuovo concetto.

 

Il futuro siamo noi.